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Patologie fetali: sofferenza fetale acuta


Nella terminologia ostetrica i termini asfissia, acidosi, acidemia,sofferenza asfìttica e sofferenza fetale acuta vengono spesso utilizzati come sinonimi. Anche il termine ipossia viene utilizzato in questo senso, ma in genere per definire le fasi iniziali del processo patologico.

Con il termine encefalopatia ipossico-ischemica neonatale si intendono invece le manifestazioni neurologiche che si verificano in conseguenza di una asfissia perinatale.

L'associazione tra basso indice di Apgar alla nascita ed encefalopatia di grado severo con manifestazioni neurologiche e convulsioni comporta un rischio di morte o conseguenze neurologiche gravi pari al 70%.

Le cause sono possono essere diverse; nella gran parte dei casi il momento scatenante è costituito da una diminuzione acuta o cronica degli scambi gassosi tra madre e feto, per cui la prevalente utilizzazione delle vie anaerobiche per la produzione di energia porta successivamente alla liberazione nel circolo fetale di una quota considerevole di radicali acidi, in particolare acido lattico.

Il meccanismo con il quale l'asfissia si verifica è conosciuto solo in parte. In molti casi il processo è presumibilmente legato ad una anomala formazione della placenta, ha un andamento cronico e comporta la nascita di feti di dimensioni inferiori alla norma.

Anche le cause di asfissia nei feti normalmente sviluppati verso il termine di gravidanza, e soprattutto in travaglio di parto, sono eterogenee, ma è possibile che una acuta compressione del cordone ombelicale e/o una altrettanto acuta riduzione dell'apporto di sangue all'utero giochino un ruolo preponderante.

Per quanto riguarda la diagnosi, dal punto di vista clinico i sintomi osservabili consistono in depressione dell'attività motoria e cardiaca al momento della nascita, associata a volte a segni di ipereccitabilità e convulsioni; lesioni organiche di varia natura, legate all'ipossia e alle alterazioni emodinamiche consequenziali.

Gli esami di laboratorio si basano sul livello di acidemia, quantificabile mediante la determinazione del pH nel sangue dell'arteria ombelicale alla nascita: valori inferiori a 7.00 sembrano avere correlazione con esiti neurologici.

In genere, l'attivazione delle vie anaerobiche comporta in questi casi un eccesso di radicali acidi, misurato comunemente mediante rilevamento del deficit di basi. Un deficit di basi superiore a 12mmol/1 indica un'acidemia metabolica e quindi una prolungata ipossia.

Numerose metodologie sono state impiegate o proposte per la diagnosi e/o la prevenzione. L'unica ampiamente utilizzata in travaglio di parto è comunque la cardiotocografia che si basa sul rilievo combinato dell'attività cardiaca del feto e delle contrazioni uterine.

Qualunque sia l'eziologia di un tracciato cardiotocografico non rassicurante, è necessario aumentare l'apporto di Ossigeno a livello fetale, posizionando la madre in decubito late- rale, somministrandole Ossigeno attraverso una maschera facciale e aumentando l'idratazione.

L’eventuale infusione di ossitocina va sospesa e dovrebbe essere presa in considerazione la tocolisi con farmaci beta mimetici.

Va eseguita una stimolazione dello scalpo fetale in grado di determinare un aumento della frequenza cardiaca, e un prelievo dello scalpo stesso per la misurazione del pH.

In caso di decelerazioni variabili è utile eseguire un'aimnioinfusione, in grado di prevenire o risolvere la compressione del cordone ombelicale e diluire il meconio, riducendo, così, il rischio di sindrome da aspirazione di meconio.

Se tali misure non risultassero efficaci bisogna valutare l'opportunità di un parto operativo. ( Xagena2010 )

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